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IL CHIRURGO PLASTICO AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

IL CHIRURGO PLASTICO AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Quando si parla di chirurghi plastici, si riduce spesso,ed erroneamente,il discorso all'aspetto estetico dei pazienti, quando in realtà si tratta di un profilo professionale che va ben oltre la pura chirurgia estetica. 

Ma come vivono questi medici, la loro vita professionale durante il lockdown per l'emergenza Covid-19?

Molti chirurghi plastici sono in questo delicato periodo, impegnati in prima linea, lavorano come volontari nei reparti Covid, e grazie alla loro formazione cercano di migliorare la vita di questi pazienti durante la degenza, occupandosi della cura dei tessuti molli,colpiti da piaghe e lesioni causate dal lungo periodo di ricovero.

Inoltre in molti ospedali, i reparti di chirurgia plastica sono diventati primi sostituti del pronto soccorso, per i casi di traumatologia domestica.

Tutto ciò senza dimenticare che nonostante l'emergenza, il lockdown non ha riguardato l'attività ricostruttiva post-oncologica, come può essere quella inerente i casi di tumore al seno o il sarcoma; ciò ha richiesto la messa a punto di nuovi protocolli per garantire"la sicurezza del paziente".

Spesso si tende ad identificare la categoria dei "plastici" con lifiting e botox, facendo passare in sordina che il chirurgo plastico è molto di più e il loro impegno in prima linea in questo momento lo dimostra.

Estratto da "Coronavirus: con l'epidemia di Covid-19 la chirurgia plastica salva la pelle. A cura di Monia Sangermano"

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